Ricerche

Ricerca sociologica “Famiglia e tv” Istituto Rezzara – Vicenza (ottobre-dicembre 2004)

FAMIGLIA E TV

(Giuseppe Dal Ferro)

La tv sembra essere per le famiglie italiane, secondo il Rapporto Censis 2004, un bene di rifugio. Il clima di incertezze economiche e politiche, i conflitti e il terrorismo internazionale sembrano avere come effetto il rinchiudersi delle famiglie nelle proprie case e l’aumento della dipendenza dalla te-levisione, divenuta unico strumento di informazione e di comunicazione con l’esterno. Si accresce così l’influenza della televisione, con conseguenze sui valori, sugli stili di vita e sui processi educa-tivi nei confronti dei figli.
Sul tema si è svolta nei mesi ottobre-dicembre 2004 una ricerca sociologica dell’Istituto Rezzara di Vicenza. I dati raccolti riguardano 1.183 questionari, di cui 550 relativi ai giovani sotto i 24 anni e 633 relativi agli adulti da 25 anni in su. Poiché sembrava utile conoscere il pensiero delle nuove ge-nerazioni, si è pensato di non articolare di più, almeno in questa prima fase, l’analisi di dati circa le varie età. Fra le risposte sono risultate 426 di uomini e 757 di donne.
I dati raccolti sono stati studiati in forma disaggregata per cogliere il loro valore. Dall’insieme risul-tano un uso più disincantato di anni fa della televisione, considerata dai giovani un utile strumento di divertimento ed espressione della mentalità corrente; una incidenza relativa sugli stili di vita; una influenza più profonda sul mondo dei valori, soprattutto per lo scarso dialogo presente in famiglia.

Utilizzo della tv in famiglia
Dai dati complessivi raccolti appare che il 66,8% degli interessati dicono di avere in casa non più di due televisori, mentre il 33% ne ha da tre a cinque; il 27,1% possiede l’antenna parabolica e il 21,2% è abbonato a canali a pagamento. In ambedue i casi però tali strumenti sono usati solo par-zialmente, cioè per il 45% circa. La televisione è vista per il 73,7% in prima serata e per il 20,1% anche nel pomeriggio. Dei molti telegiornali, limitandoci alla risposta “sempre”, si va dal 57,9% della sera, al 33% di metà giornata, al 25,9% del mattino.
Il tempo giornaliero dedicato alla tv è il più vario: circa il 25% degli intervistati dedica da 1 a 2 ore, il 49,9% da 2 a 3 ore; non mancano punte di uso di 4 ore (6,8%) e di 5 ore (2,8%). Se ci riferiamo al tempo nel quale il televisore è acceso in famiglia, il 70% è da 2 a 5 ore, di cui il 51,8% oltre le 3.
I bambini sono abituali fruitori nella fascia pomeridiana per l’83,9% e mattutina per il 34,4%; ve-dono però anche le trasmissioni di prima serata per il 38% con gli adulti e per il 13,5% da soli. Al-cuni assistono anche alla tv di seconda serata (6,8% con gli adulti e 5% da soli). La televisione nei due terzi dei casi riempie i silenzi della famiglia durante i pasti e per un terzo è guardata individualmente. Il 10% dei bambini segue questa abitudine di visione solitaria dei pro-grammi nelle trasmissioni serali.
Già da questi primi dati risulta un ampio e vario uso della televisione in casa, spesso individuale, comune invece durante i pasti. I bambini sono i fruitori maggiori, da soli nel pomeriggio e in parte anche nelle trasmissioni serali.

Come si guarda la tv
Quasi i due terzi degli intervistati dicono di seguire i programmi nella loro completezza ma non mancano coloro che preferiscono saltare da un canale all’altro, soprattutto fra i giovani (51,5%). Se i programmi non piacciono, la metà degli utenti, in gran parte adulti, spegne il televisore, mentre fra i giovani il 44,6% salta da un canale all’altro. Pochi affermano di adattarsi alla trasmissione “meno peggio” (13,1%). Se il televisore è rotto, un quinto degli adulti prova un senso di liberazione, men-tre fra i giovani prevale il senso di rabbia (31,3%).
Nei teleutenti sembra superato il senso di dipendenza televisiva, se il 56,7% ritiene il televisore solo uno strumento da usare con libertà e se il 72,2% afferma che si può stare anche senza televisione (76,1% dei giovani e 69,5% degli adulti). Quasi la metà ritiene inferiore l’interesse per la radio ri-spetto alla televisione. Al piccolo schermo rinunciano talvolta i giovani per andare dagli amici (33,8% giovani; 24,8% adulti) e gli adulti per partecipare a qualche riunione (22% adulti; 6,5% gio-vani).
Una divaricazione molto accentuata è sulla scelta delle reti televisive: i giovani preferiscono Finin-vest (62,2% giovani; 12,5% adulti), gli adulti le reti Rai (50,6% adulti e 12,7% giovani). Le altre trasmittenti sono scarsamente utilizzate (4,5% La “7”; 4,2% locali; 2,4% estere). In genere la pub-blicità e sopportata (42,3%) o addirittura rifiutata (40%). Un secondo divario fra giovani e adulti appare evidente in ciò che si ricerca alla televisione: i gio-vani gradiscono il divertimento (92,2%) e in secondo ordine l’informazione (75,4%) e la distensio-ne (51,1%); gli adulti l’informazione (92,2%), la cultura (92,6%), la distensione (68,1%), i dibattiti politici (66%) e in secondo ordine indicazioni pratiche (55,9%) e divertimento (58%). Lo sport è seguito dai giovani e dagli adulti (67% giovani; 62,3% adulti).
Percorrendo il panorama delle trasmissioni viste, il primo posto è occupato dai telegiornali (62,4% giovani; 96,7% adulti), seguiti dai films di vario genere, con punte massime per i giovani nei films di avventura (76%) e per gli adulti nei films classici (72,6%); segue lo sport (61,9% giovani; 57,3% adulti). Differenziazioni marcate, in terzo luogo, si notano fra adulti e giovani relativamente ai documentari sulla natura e sui popoli (oltre l’80% per gli adulti e appena il 40% per i giovani) e nei confronti dei dibattiti sull’attualità (adulti 76,2%; giovani 35,6%). I telequiz appassionano tutti (adulti 41,4%; giovani 44,8%). I reality show (Grande fratello) interessano un terzo dei giovani (33,2%) e il 17,4% degli adulti. Concludendo questo secondo punto è evidente la differenza degli interessi televisivi dei giovani e degli adulti dalla diversa scelta delle reti televisive ai contenuti. I giovani ricercano nella tv diverti-mento e distensione, amano la non formalità e la trasgressività; gli adulti sono interessati all’informazione, alla cultura e ai dibattiti politici. Si capisce quindi la presenza di più televisori in famiglia.

Tv e stili di vita
Una certa difficoltà c’è nel capire quanto la tv influisca sulle persone, perché teoricamente tutti af-fermano di non obbedire agi stimoli televisivi (si tiene conto di essa nel 6,8% dei casi), mentre poi, soprattutto gli adulti, dicono che essa è espressione del pensiero dei più (70% adulti; 45,9% giova-ni), taglia fuori dal contesto sociale chi non la segue (69,9% adulti; 41,6% giovani), è espressione di modernità (66,2% adulti; 34,1% giovani), fa superare i vecchi tabù (54,3% adulti; 32,3% giovani). Esplicitamente si dice che punto di riferimento nel giudizio sono per gli adulti la ricerca di una plu-ralità di informazioni (34,1%) e per i giovani la coscienza (31,2%) e il giudizio familiare (21,7%). In tutto ciò non ha peso il parere della religione (6,7% adulti; 2,2% giovani).
Questa ambiguità, fra le affermazioni e le scelte pratiche, si riscontra nelle risposte fornite dai que-stionari nei vari settori, quali gli acquisti, il modo di vestire, i cibi consumati e le vacanze. Negli ac-quisti si afferma la priorità dell’esperienza personale (90,8% adulti; 94,6% giovani) rispetto ai con-sigli della tv (20,5% adulti; 7,7% giovani); nel “vestire” si desidera essere moderni (adulti 24,3%; giovani 65%) e non di seguire la tv (adulti 10,5%; giovani 28,9%); nei cibi si preferiscono quelli ve-loci da preparare (50,4%); le vacanze vengono scelte dagli adulti prevalentemente con criteri di e-conomicità (78,9%), dai giovani su consiglio degli amici (82,7%).
Un certo disincanto sembra esserci nei confronti del consumismo, suggerito dalla pubblicità, nelle risposte relative alla domanda se la tv offra o meno un nuovo modello di far festa. I giudizi preva-lenti sono che la tv svuota le feste che ci sono (adulti 40,8%; giovani 52,8%) e inventa festa nuove a carattere consumistico (adulti 71,7%; giovani 70,6%). Rilievo particolare hanno il tema della bel-lezza per i giovani (62,8%) e il peso corporeo per gli adulti (75,4%), mentre i piercing interessano solo una parte dei giovani (13,2%). Ci si chiede in quale misura però le scelte indicate rappresentino una vera alternatività alla televi-sione, data l’influenza indiretta di essa in ogni settore della vita. Si dice di prescindere dai suggeri-menti della televisione ma poi le scelte sono fatte in base ai criteri propagandati dalla televisione o il suggerimento degli amici, anch’essi telespettatori.

I valori e la tv
Considerazione a parte meritano i settori tradizionalmente legati alle scelte valoriali, quali la reli-gione, l’etica, la politica. Quale parte ha in tutto ciò la televisione?
Per gli adulti la tv consente di seguire le manifestazioni e di approfondire la propria religione (71,2% adulti; 32,6% giovani); per tutti offre la conoscenza delle altre fedi (adulti 66,5%; giovani 62,3%); in alcuni giovani sembra esserci un interesse particolare per l’occultismo (giovani 26,2%; adulti 12,4%). Dall’inchiesta non appare comunque la ricerca alla tv di nuovi modi di essere religio-si, né negli adulti né nei giovani. Un giudizio analogo sembra esserci nei confronti dell’etica, dove solo un 24% dei giovani vede nel costume presentato dalla televisione una legittimazione. Ciò invece che emerge è che la televisione, con i suoi programmi, disinibisce (62,7% giovani; 51,2% adulti), quindi permette di superare le re-more del senso di colpa.
Più complesso è il giudizio circa le scelte politiche che nel questionario erano incentrate sul perso-naggio politico. Non sono risultati prioritari i personaggi sorridenti e rassicuranti (adulti 29%; gio-vani 16,1%) e neppure quelli che demoliscono l’avversario (adulti 13,6%; giovani 21,5%), ma colo-ro che sono decisi nelle proprie idee ed intransigenti (adulti 41%; giovani 57%) e, ovviamente, co-loro che dicono cose obiettive ed equilibrate (adulti 78,8%; giovani 77,1%). In ogni caso è evidente il peso che ha il personaggio televisivo per la visività e per la caratteristica di entrare in tutte le case e di essere comunque accolto. È noto che in politica chi è assente non esiste.
È interessante la definizione di famiglia risultante dai questionari. La famiglia è dai più ritenuta pun-to di riferimento stabile (giovani 80,8%; adulti 74,6%). In essa si includono tuttavia anche le fami-glie di fatto (giovani 87,9%; adulti 81,7%) e non si escludono da parte di molti le famiglie degli omosessuali (giovani 56,1%; adulti 22,9%). Può essere interessante aggiungere il parere espresso circa la cura degli animali che spesso diventano parte della famiglia (giovani 86,2%; adulti 73,1%).

Tv ed educazione familiare
Il punto più delicato ed interessante della ricerca riguarda l’influenza televisiva sul mondo dei valori e sulla funzione educativa della famiglia.
Il tema dei rapporti fra televisione, valori e famiglia è stato ampiamente affrontato dalla ricerca in riferimento a quindici temi ampiamente dibattuti in tv: si è cercato di capire in quale misura essi siano recepiti e se la famiglia sia in grado di creare quella distanza critica dalla tv, in forza della propria cultura. È noto come gli orientamenti valoriali fondamentali si trovino nelle relazioni prima-rie all’interno della famiglia e siano alla base della costruzione delle credenze, delle motivazioni e degli orientamenti.
Dalla ricerca emerge l’influenza della televisione sugli adulti e sui giovani, dato che raggiunge tutti contemporaneamente superando le barriere generazionali e rendendo in tal modo difficile il rappor-to educativo di trasmissione culturale all’interno della famiglia. È interessante notare nelle risposte come al divario esistente fra adulti e giovani corrisponda il silenzio e solo in minima parte il conflit-to, ossia un confronto franco di idee, con la conseguenza di un atteggiamento di disinteresse a veri-ficare il problema. Dei quindici temi scelti, sette riguardavano la vita personale e otto i fenomeni sociali. Sui primi sette si è riscontrato un maggior divario fra giovani e adulti relativamente al rifiuto ed in-sieme un maggior silenzio su di essi in famiglia, scarse contrapposizioni e un atteggiamento dichia-rato di disinteresse per il problema. I temi erano i seguenti: procreazione assistita, divorzio, aborto, libertà nel vestire, libertà sessuale, contraccettivi e preservativi, liberalizzazione delle droghe leg-gere. L’atteggiamento contrario delle persone intervistate è risultato mediamente di 20 punti in per-centuale di differenza fra adulti e giovani, più severi i primi, più permissivi i secondi. Di questi pro-blemi però in famiglia si parla poco per evitare lo scontro: mediamente lo scontro è del 10% mentre il silenzio è dal 20 al 40%. Di conseguenza molti dicono che tali argomenti non interessano, con percentuali che vanno dal 20 al 50%. Andamento diverso è risultato circa gli otto temi sociali elencati dal questionario: religione a scuo-la, pena di morte per i terroristi, necessità della guerra in alcuni casi, accoglienza umanitaria degli immigrati, pericolo di invasione musulmana, cibi transgenici, sport: doping, violenza. In questi casi il divario fra gli atteggiamenti contrari tra adulti e giovani è risultato molto inferiore, cioè solo di qualche punto in percentuale. Di tali temi si parla di più in famiglia, in un numero doppio di casi dei temi precedenti, anche se talora in modo conflittuale; minori sono coloro che denunciano il silenzio familiare in proposito con il conseguente disinteresse. Possiamo concludere affermando che le carenze educative maggiori risiedono nella mancanza di co-raggio di dibattere i problemi soprattutto di carattere comportamentale, preferendo il silenzio, che finisce per avallare i messaggi televisivi.

Conclusione
Dai dati della ricerca, brevemente illustrati. risulta una diversa concezione di televisione fra giovani ed adulti: per i primi è uno strumento di divertimento e di distensione, per i secondi un mezzo di in-formazione e di cultura. Forse scarsa è la consapevolezza della forza persuasiva di questo strumen-to, per il linguaggio emotivo che usa e per la spettacolarità che continuamente ricerca per aumentare l’audience. Si crede di essere autonomi e poi ci si ritrova a fare quanto la tv ha suggerito. Più insi-diosa è la penetrazione televisiva impercettibile nel modo di giudicare le cose, per cui finisce per diventare quello che Karl Popper diceva “una cattiva maestra”. Complice di questa progressiva cor-rosione dei valori è la famiglia, con i suoi silenzi, spesso suggeriti dal voler vivere in armonia e in serenità, evitando anziché affrontando e risolvendo gli scontri.