Ricerche

RICERCA VALORI

(Giuseppe Dal Ferro)

Un’indagine dell’Istituto Rezzara sui valori di riferimento dei giovani (1.500 questionari esaminati) mette in luce che c’è meno fiducia nel sociale, più soggettivismo ed incertezza verso il futuro.
Il rapporto giovani ed adulti non è mai stato facile, anche se oggi si è deteriorato a causa dei cambiamenti profondi della cultura e della società. Ci chiediamo: è proprio vero che i giovani sono senza valori, oppure hanno un loro modo di esprimerli?
A ciò ha cercato di rispondere una grande inchiesta dell’Istituto Rezzara, la quale ha raccolto più di 3.000 questionari, metà compilati dai giovani e metà dagli adulti. Dall’insieme i giovani appaiono meno fiduciosi nel sociale, per cui tendono a chiudersi nei riferimenti soggettivi, e sembrano dubbiosi sul futuro, per cui appaiono più pragmatici degli adulti. Vediamo qualche dato circa il modo di pensare dei giovani.
La ricerca chiedeva anzitutto ciò che ciascuno riteneva importante per una qualità soddisfacente di vita e per il superamento di stati psicologici di ansia e di insicurezza. Circa la qualità della vita i giovani apprezzano la libertà di opinione (54%), il poter muoversi e viaggiare (45%), la maggiore sicurezza economica (30%). Nelle domande relative all’ansia e ai fattori di sicurezza e insicurezza, emergono come cause di sicurezza l’assistenza sanitaria (60%) e la comunicazione in caso di necessità (48%); come fattori di insicurezza il terrorismo e le guerre (67%), la paura di furti e rapine (39%). Cause interiori di sofferenza sono considerati i contrasti con gli altri (62%), l’incomprensione da parte dei più vicini (53%), mancanza di senso della propria vita (51%).




Benessere sociale
Una seconda serie di domande riguardavano i valori sociali, che condizionano il ben vivere di tutti. Si chiedevano a tale scopo i criteri secondo i quali si stimavano gli altri e un giudizio su alcune istituzioni cardine della società.
Criterio di stima nel giudicare gli altri è emerso fra tutti il comportamento semplice, sincero e democratico: il presentarsi in forma semplice senza vantarsi (61%), l’essere gentile con tutti e saper ascoltare (46%), il potersi fidare (46%), il rispetto di chi pensa in modo diverso (37%), l’avere un comportamento democratico (24%) e il condurre una vita onesta e coerente (19%). Non sembrano significativi i simboli di prestigio sociale (macchina lussuosa 6%, notorietà nei mass media 9%, fortuna negli affari 7%, saper parlare bene 23%).




Le istituzioni
Il giudizio su alcune istituzioni sociali indica la famiglia come sede degli affetti (91%) più che fondata sul matrimonio (71%) e come istituzione stabile nel tempo, anche quando i figli si sposano (82%). Solo il 28% ritiene che la famiglia sia anche il luogo dove si vive la religione insieme. La vita socio-politica è ritenuta importante per un benessere sociale. Nei confronti della politica è alta la convinzione del dovere del voto (80%) e dell’obbedienza alle leggi dello Stato (80%), mentre è debole il dovere della partecipazione attiva (partito politico 15%, sindacato 16%). Circa la fede e la religione il 49% ritiene sufficiente per essere religiosi credere in Dio. Si dà poi maggior valore al pregare frequentemente per conto proprio (50%) che all’adempiere al precetto della messa domenicale (34%). L’onestà infine è valutata da due valori congiunti, l’ascolto della propria coscienza (71%) e l’ascolto di chi non la pensa allo stesso modo (77%). Dall’insieme risulta un progressivo distacco dai valori formali e una valorizzazione delle relazioni arricchenti e sincere.




Valori di riferimento
L’indagine si è proposta infine di individuare i valori ultimi e definitivi presenti nei ragazzi degli istituti superiori. Era stato presentato nel questionario un elenco di una ventina di valori, con la possibilità di quattro giudizi in scala di importanza. I risultati hanno posto ai vertici la libertà (68%), la felicità (67%), il rispetto degli altri (61%); in seconda istanza appaiono i valori dell’onestà (60%), dell’armonia familiare (57%), della pace (54%). Sono risultati fra gli ultimi il disinteresse (6%) e la bellezza (15%). Dall’insieme risultano di limitato interesse alcuni valori tradizionali quali la vita confortevole (25%), l’intraprendenza (20%). L’autorealizzazione è valutata come massimo valore solo dal 35% e l’indipendenza dal 34%. Può essere interessante quanto è emerso circa la salvezza spirituale, che non figura fra i valori primari (valore nullo 8%, scarso 14%, sufficiente 31%, discreto 29%, massimo 18%).
Alla domanda infine relativa a chi compete educare ai valori, l’85% indica la famiglia e il 72% la scuola. Gli aspetti diseducativi al riguardo sono individuati nell’eccessiva libertà concessa ai giovani (40%) e nella permissività dei genitori (23%).