Ricerche

Ricerca sociologica “Democrazia e informazione” dell’Istituto Rezzara - ottobre-novembre 2005

I MEDIA: TRA CONDIZIONAMENTO E STIMOLO ALLA PARTECIPAZIONE DEMOCRATICA

(Giuseppe Dal Ferro)

L’informazione è ritenuta da tutti base della democrazia, dato che per partecipare il cittadino deve essere informato e poter informare gli altri del proprio pensiero. Se però l’informazione è più o me-no in potere dello Stato o del mercato, la democrazia diventa problematica e si trasforma in dittatura o in oligarchia.
L’Istituto Rezzara ha realizzato, nei mesi di ottobre-novembre 2005, una ricerca sociologica sull’argomento, coinvolgendo circa duemila persone, delle quali 1.307 sotto i 25 anni e 666 sopra i 55. La scelta del confronto fra due generazioni non contigue ha permesso di evidenziare la diversità di mentalità e di giudizi presenti nella società. Il primo dato emerso dalla ricerca è la ricerca quotidiana di notizie da parte degli adulti (84%) e dei giovani (74,40%), pur nella consapevolezza del peso sulle scelte politiche da parte dei giornali (gio-vani 74,70%; adulti 71,30%) e delle televisioni (giovani 88,40%; adulti 80,50%).

La credibilità dei media non supera, dai dati raccolti, il 56% per i giornali e il 36% per le televisioni nazionali. Più attendibile è ritenuta l’informazione dei giornali e delle televisioni locali. Le accuse ai media sono di clientelismo, di interesse commerciale, di preoccupazione di impressionare il letto-re. In ciò emergono giudizi critici circa le televisioni Mediaset, per le quali l’interesse commerciale e il clientelismo sono indicati mediamente con una decina di punti in più rispetto alla Rai. Si giudica negativa la semplificazione dei problemi da parte delle televisioni (Rai 47,56%; Mediaset 52,99%; televisioni locali 53,83%). I giornali nazionali sono ritenuti tendenziosi (78,66%) e così le televisio-ni nazionali (Rai 73,68%; Mediaset 81,41%), più dei giornali locali (54,02%) e delle televisioni lo-cali (51,16%).

Nonostante le critiche ai media, i più ritengono che essi offrono argomenti di discussione, per cui contribuiscono indirettamente alla democrazia. Lo stimolo alla partecipazione da parte dei giornali è indicato nel 42,40% per i giornali nazionali e nel 51,78% per i giornali locali. Non molto diversi so-no i giudizi nei confronti delle televisioni (Rai 46,17%; Mediaset 50,26%; televisioni locali 45,88%). Maggiore è ritenuto tuttavia l’orientamento al consenso, di circa venti punti in più per i media nazionali e di circa cinque punti in più per i media locali. Alla domanda sulla possibilità di poter partecipare attivamente, emerge un parere positivo da parte di un terzo degli intervistati per i media nazionali, mentre per i locali la percentuale sale a due terzi.

Possiamo chiederci se gli utenti ritengano l’informazione oggi strumento fondamentale della vita democratica. La risposta che emerge dalla ricerca è senza dubbio positiva, anche se non mancano “dubbi” o “distinguo”. I mass-media non sono nella società contemporanea il veicolo di una parte-cipazione dal basso, ma contemporaneamente strumenti di consenso e di partecipazione. I giornali conservano, rispetto alle televisioni, il loro maggior carattere di strumenti di democrazia per la pre-valenza dell’informazione sull’intrattenimento, anche se è in atto una tendenza ad omologarsi alle televisioni. Il contributo maggiore che i media sembrano dare è quello di far discutere sui problemi. La questione però è di rendersi conto che non tutti i problemi, e talvolta neppure i più importanti, sono presentati dai media, se si denunciano “abili silenzi” e “parzialità” nelle scelte. È noto inoltre come il modo di presentare un fatto già orienta la discussione e quindi giustifica il giudizio sulla tendenziosità dei media.
I giornali e le televisioni locali sembrano essere più a portata di mano, più comprensibili e più di-sponibili al dialogo con gli utenti, anche se in genere si rinchiudono in spazi locali.
Nei giovani, rispetto agli adulti, si riscontra minor senso critico e maggior apprezzamento per le tecni-che innovative e per un certo linguaggio trasgressivo. Forse però essi hanno maggiormente interioriz-zato un nuovo modo di pensare all’informazione, più vicina allo spettacolo e all’intrattenimento. Non ci è dato di sapere se per essi la partecipazione politica debba trovare altre forme o se la tendenza al pragmatismo svuoti la partecipazione stessa. Il confronto infine uomini e donne vede le donne com-plessivamente più ottimiste nei confronti dell’obiettività dei media e nella possibilità di partecipazione attiva, usando soprattutto lo strumento delle lettere o delle e-mail.