Ricerche
Due generazioni a confronto
GLI STILI DI VITA NEL VICENTINO
(Giuseppe Dal Ferro)
In quarant’anni il Veneto, e in particolare il Vicentino, è profondamente mutato, così da essere irri-conoscibile. Dalla vita contadina, ritmata dalle stagioni, si è passati allo stile di vita urbano e dalla povertà diffusa al benessere generalizzato. Il Veneto, scrive Giuseppe De Rita, fino all’inizio degli anni Sessanta, era zona di emigrazione, di povertà; forniva braccia alla Valle d’Aosta, al Piemonte, alla Lombardia; era una zona da cui si andava via, perché non c’era lavoro, perché c’era un sovrac-carico di persone e di braccia. Ora questa regione è terra di immigrazione, perché certi lavori sono dai veneti rifiutati e i giovani vanno in gran parte all’Università. L’Istituto Rezzara nei mesi di mar-zo-aprile 2005 ha realizzato una ricerca sociologica, che ha coinvolto le Università adulti/anziani e i giovani delle scuole superiori del Vicentino, allo scopo di registrare gli stili di vita, cioè i modi di vivere oggi nella nostra provincia. Hanno risposto, all’ampio questionario predisposto, quasi 3.000 persone, 1.392 adulti/anziani, di cui 348 uomini e 1.011 donne, distribuiti in tutta la provincia, e 1.572 giovani, di cui 714 uomini e 855 donne di Vicenza e Noventa. Il confronto che la ricerca offre è fra due generazioni, quella adulta-matura e quella giovanile. È assente dai dati la generazione di mezzo, essendo gli adulti intervistati distribuiti dai 55 ai 74 anni (38,3% dai 55 ai 65 anni; 41,9% dai 65 ai 74 anni) e i giovani dai 15 ai 24 anni (99,1%). L’analisi disaggregata dei dati ci consente di stabilire un confronto fra i modelli di vita degli adulti e dei giovani, anche se fra gli adulti va sot-tolineato un certo ravvicinamento ai giovani, dato il peculiare interesse degli intervistati per la cul-tura. Possiamo quindi dire che il divario generazionale, che avremo modo di indicare, è maggiore nella realtà quotidiana. Notiamo che gli adulti/anziani intervistati per più dei due terzi possiedono la licenza di scuola media e solo il 23,7% il diploma di scuola secondaria o la laurea.
I temi principali oggetto del questionario riguardano il benessere familiare e individuale, la vita per-sonale, la vita sociale e i riferimenti pubblici e il mondo dei valori.
1. Benessere quotidiano
Il benessere raggiunto in questi anni è presente in tutte le famiglie, che, oltre agli elettrodomestici, dispongono già di più automobili e televisori. Negli adulti sopravvive ancora il costume del riuso e del risparmio, mentre nei giovani prevale l’“usa e getta”.
a) Beni familiari. Fra i beni posseduti degli intervistati sono pressoché comuni la casa (89,8%), la prima vettura (91,1%), il primo e il secondo televisore (primo 96,1%, secondo 83,9%), la lavatri-ce (97,1%), il videoregistratore (86%). Sono posseduti dai due terzi circa la lavastoviglie, il letto-re dvd, la seconda autovettura; da più di metà il condizionatore d’aria. Solo un terzo possiede l’antenna satellitare e l’abbonamento a televisioni a pagamento. Un dieci per cento ha in progetto di acquistare lavastoviglie, condizionatore d’aria, lettore dvd, antenna satellitare e l’abbonamento alle televisioni a pagamento. Il quadro complessivo è di benessere, essendo i beni sopraindicati non di prima necessità.
b) Beni personali. Passando ai beni personali posseduti, comune è il telefono cellulare (adulti 81,9%; giovani 96,1%), mentre per altri beni il possesso da parte dei giovani si raddoppia rispet-to agli adulti: personal computer (giovani 85,5%; adulti 42,4%), macchina fotografica digitale (giovani 44,5%; adulti 28,4%), videocamera (giovani 37,1%; adulti 21,7%). Un divario consi-stente si registra ovviamente circa il ciclomotore (giovani 53,4%; adulti 14,6%) e la playstation (giovani 54,6%; adulti 9,3%). Sia fra gli adulti che fra i giovani, gli uomini dichiarano di posse-dere i beni indicati con qualche punto percentuale in più rispetto alle donne. Fra i beni personali in progetto di acquisto appaiono in primo piano la macchina fotografica digitale, la videocamera, il personale computer, con percentuali del 10-20% fra i giovani e del 4-8% fra gli adulti.
c) Risparmio e riuso. Un divario fra adulti e anziani è presente nella scelta di riparare o acquistare capi nuovi di vestiario e nel riutilizzo o no del cibo avanzato. L’antica cultura del risparmio è in parte presente negli adulti, mentre nei giovani sta subentrando l’“usa e getta”. Alla domanda se riparare vestiti e scarpe, solo il 13,1% dei giovani è d’accordo; e alla domanda se riutilizzare il cibo avanzato risponde positivamente l’83,7% degli adulti e solo il 29,1% dei giovani. La diffe-renza nelle risposte al riguardo fra uomini e donne è di scarso rilievo. Circa i risparmi sono pochi coloro che dichiarano di spendere tutto (adulti 5,8%; giovani 11%). Mentre però i giovani ri-sparmiano per una spesa più importante, gli adulti mettono i soldi in banca e investono in obbli-gazioni (32,8%) e in azioni (18,6%). Fra i giovani non ci sono differenze significative fra uomo e donna; fra gli adulti gli uomini superano le donne per circa dieci punti percentuali.
d) Consumi. Una domanda riguardava i consumi abituali quotidiani. A tale riguardo negli adulti ap-pare in primo piano il caffè (84,3%), mentre nei giovani occupano il primo posto le bibite anal-coliche (52,7%), i dolciumi (41,5%) e, almeno settimanalmente, gli alcolici (26,6%). Il vino fuo-ri pasto è escluso dal 74,5% degli adulti e dal 60,5% dei giovani.
Possiamo concludere questo punto osservando che negli adulti sopravvive il risparmio e c’è ritrosia nei confronti dello spreco, a differenza dei giovani, che sono più inclini al consumo e all’utilizzo immediato dei beni. Tutto ciò trova riscontro nei consumi quotidiani al bar, frequentato ogni giorno (adulti 8,1%; giovani 10,1%) o settimanalmente (adulti 6,8%; giovani 32,7%).

2. La vita personale e relazionale
Differenze più marcate fra adulti e giovani si riscontrano negli stili personali di vita quali la religio-ne, la cultura e la cura della salute. Gli adulti sono particolarmente attratti dalla informazione e dai fatti culturali, mentre i giovani sono disinteressati per una società che sembra non dare loro spazio; ricercano perciò un mondo utopico nel computer. La religiosità, nelle due generazioni analizzate, si differenzia notevolmente, registrando nei giovani forme di accentuata secolarizzazione. Gli adulti sono nell’insieme più attenti alla salute.
a) Pratica religiosa. Pochi adulti escludono del tutto la messa domenicale e la preghiera personale (4,1% e 3,5%), mentre il 79,2% dice di partecipare alla messa tutte le domeniche e il 16,7% sal-tuariamente. A ciò va aggiunta la pratica delle devozioni personali (84,9%) e dei pellegrinaggi (64,9%). Fra i giovani la pratica settimanale è ridotta al 30,6% e quella saltuaria al 44,2%. La pratica settimanale è esclusa del tutto dal 25,2% dei giovani e le devozioni dal 56,5% (i pellegri-naggi dall’80,6%). Circa l’equivalenza fra religione e onestà, più decisi per il sì sono gli adulti (38,3%) rispetto ai giovani (22,7%). I dati disaggregati rivelano una religiosità maggiore nelle donne adulte rispetto agli uomini di quattro punti per la pratica settimanale e di venti punti per la preghiera e le devozioni personali. Nei giovani la differenza, sia della pratica settimanale sia del-la preghiera personale, è di quattro cinque punti in favore della donna. Come si può notare, i gio-vani, senza distinzione fra uomini e donne, subiscono molto più degli adulti gli effetti della seco-larizzazione. Il dato è confermato anche dal posto che occupa la religione nella scala di valori, che è nel 77,2% degli adulti e solo nel 43% dei giovani.
b) Informazione e cultura. Un divario fra le generazioni emerge anche circa l’informazione e la cul-tura. Gli adulti per metà dichiarano di leggere quotidianamente il giornale (50,3%) e quasi la to-talità segue l’informazione alla televisione (92,8%), mentre le percentuali si assottigliano assai per i giovani (giornale 17,9%) e televisione informativa (68,2%). Dai dati disaggregati fra gli a-dulti la lettura quotidiana dei giornali da parte degli uomini supera di 13 punti quella delle donne e di due punti l’informazione televisiva, mentre tra i giovani tale divario fra uomini e donne ten-de ad annullarsi. Fra i giovani maggiore è l’uso di internet (ogni giorno 19,6%; settimanalmente 32,9%; qualche volta 36,7%; mai 10,8%) rispetto gli adulti (ogni giorno 5,5%; settimanalmente 6,8%; qualche volta 12,2%; mai 75,5%). Un divario fra adulti e giovani è presente anche nella lettura di libri (ogni giorno giovani 15,8%, adulti 38%; “mai” giovani 22,3%, adulti 3,9%), nella frequentazione di conferenze e concerti (“mai” giovani 46,7%; adulti 10,6%) e nella discussione con altri su problemi culturali (“mai” giovani 23,3%; adulti 8,4%). Disaggregando i dati la donna giovane ed adulta legge quotidianamente libri 7 punti in percentuale più dell’uomo. Possiamo in sintesi affermare un interesse maggiore degli adulti per l’informazione e la cultura, mentre i gio-vani sembrano più propensi a “navigare” in internet e ad usare i mass-media come strumenti di intrattenimento.
c) Cura della salute. Circa la salute ovviamente c’è un interesse maggiore da parte degli adulti, che fanno accertamenti medici con più assiduità dei giovani (“sempre” adulti 47,3%; giovani 18,5%), pongono attenzione all’alimentazione (“sempre” adulti 72,2%; giovani 32,8%), si preoccupano del peso corporeo (“sempre” adulti 53%; giovani 35%). Può essere interessante, di contro, vedere le ri-sposte “mai” per gli accertamenti medici (adulti 1%, giovani 11,2%), per l’alimentazione (adulti 1,7%; giovani 18,4%), per il peso corporeo (adulti 9,1%; giovani 26,9%). Le rubriche sulla salute non sono affatto seguite per il 28,9% degli adulti e per il 72% dei giovani. Le cure omeopatiche sono rifiutate dal 18,5% degli adulti e dal 22,8% dei giovani. Dalla disaggregazione dei dati risulta che fra gli adulti gli uomini sono più preoccupati a fare accertamenti medici e a controllare l’alimentazione delle donne di alcuni punti percentuali, mentre la donna è leggermente più attenta dell’uomo al peso corporeo. Fra i giovani è la donna più attenta a quanto abbiamo riferito, con una accentuazione del controllo del peso corporeo (uomini 22,3%; donne 46,4%).
d) Mezzi di trasporto e sport. Circa l’uso di mezzi di trasporto prevale in tutti quello privato: auto-mobile (adulti 58,2%; giovani 64,4%), bicicletta (adulti 30,9%; giovani 30,9%). I giovani poi u-sano spesso il pullman (57,7%) a differenza degli adulti (12,3%). Gli adulti amano i viaggi orga-nizzati più dei giovani (adulti 40%; giovani 16,9%). Lo sport sembra praticato per due terzi di più dai giovani rispetto agli adulti, come il ballo (“mai” adulti 72,3%; giovani 57,7%). Possiamo ritenere che gli adulti amino viaggiare più dei giovani, mentre i giovani preferiscono lo sport e il ballo. Dai dati disaggregati fra gli adulti gli uomini usano di più la macchina, mentre le donne di più la bicicletta per una decina di punti in percentuale. Queste ultime poi fanno sport in palestra di più degli uomini (donne 32,9%; uomini 14,2%). Fra i giovani l’uso della macchina è maggiore fra le donne (donne 66,4%; uomini 48,9%) mentre l’uso della bicicletta è più degli uomini (36,3%) più che delle donne (26,4%); lo sport all’aperto è preferito dagli uomini (68,7%), mentre quello in palestra dalle donne (34,2%); il ballo è ricercato più dalle donne che dagli uomini (donne 32,5%; uomini 7,5%).
e) Rapporti relazionali. Esaminando i dati relativi alla vita di relazione, nei giovani prevale l’interesse per gli amici, che dicono di frequentare quotidianamente (52,2%) o settimanalmente (31,6%), a differenza degli adulti (quotidianamente 16,7% e settimanalmente 35,6%). Gli incon-tri avvengono solo parzialmente in discoteca, al bar o in associazioni, sia per gli uni che per gli altri. A tale proposito dichiarano di “non” frequentare questi luoghi un numero consistente di persone: bar (adulti 38,9%; giovani 11,7%), discoteche (adulti 91,2%; giovani 46%), associazio-ni o club (adulti 25,9%; giovani 52,9%), ed anche la frequenza “a qualche volta” è limitata (bar: adulti 46,2%, giovani 75,5%; discoteca: adulti 5,8%, giovani 41,8%; associazioni o club: adulti 43,9%, giovani 23,2%). Anche le cene con gli amici non sono frequenti (settimanalmente: adulti 6,6%, giovani 19,6%; qualche volta: adulti 81%, giovani 71,5%). La frequentazione dei parenti è leggermente superiore di qualche punto percentuale negli adulti, ed è per un terzo degli intervi-stati settimanale e per metà qualche volta. Dai dati disaggregati per gli adulti sembrano essere di più gli uomini a frequentare amici ed associazioni e le donne ad incontrare con frequenza ravvi-cinata i parenti (ogni giorno: uomini 12%, donne 14,9%; settimanalmente: uomini 26,9%, donne 34,1%). La differenziazione accennata fra uomini e donne per gli adulti, si ripete nei giovani con maggiore evidenza circa gli amici e in misura minore circa i parenti.
Dal quadro complessivo risulta che la vita personale è in questi anni profondamente mutata. I gio-vani appaiono più secolarizzati, concentrati nella loro soggettività, meno attenti all’attualità quoti-diana e alla cultura. Rispetto alle generazioni precedenti essi preferiscono vivere nel loro mondo, con gli amici, e sono abbastanza indifferenti per ciò che accade e per un mondo organizzato che ap-pare formale ai loro occhi. Utilizzano quasi quotidianamente il computer, con il quale sembra loro di poter costruire un mondo virtuale migliore; giudicano formale il modo di vivere degli adulti.

3. Mondo dei valori e delle appartenenze
Vistosi cambiamenti fra le generazioni si riscontrano nel mondo dei valori e delle appartenenze. Mentre la famiglia sembra essere un valore per tutti indiscusso (adulti 92,1%, giovani 92,4%), non altrettanto sono la religione, la cultura, il denaro e il successo, i primi due più presenti nel mondo adulto e i secondi due fra i giovani. Lo scarso senso di appartenenza e di identificazione e il crollo dei riferimenti sono generalizzati, più nei giovani che negli adulti.
a) Valori. Le cinque valutazioni possibili presenti nella ricerca sono state raggruppate in tre: scarso, medio, elevato. Fra gli adulti la quasi totalità dei valori indicati nel questionario sono giudicati elevati, ad eccezioni del successo (21,4%) e del denaro (34,8%). Nei giovani invece solo il 43% ritiene elevato il valore della religione (negli adulti è l’80,4%) e il 67% la cultura (negli adulti l’80,2%), mentre si considerano importanti il successo per il 53,2% e il denaro per il 58,9% (ne-gli adulti il successo 20,2% e il denaro 34,8%). Valori significativi per i giovani sono l’amore (88,9%) e l’amicizia (94%) a differenza degli adulti (amore 87,6%, amicizia 81,8%). Dai dati di-saggregati fra le donne adulte risulta una maggiore sensibilità ai valori, mentre nei giovani è marcata la distinzione che vede le donne più attente ai valori umanistici (amore 92,3%, amicizia 94,8%, cultura 71,1%) e gli uomini a quelli funzionali (spirito di iniziativa 61,4%, denaro 62,3%, laboriosità 58,1%, successo 59,3%).
b) Identità e cittadinanza. Seguendo il criterio precedente, sono state accorpate le risposte. Alla domanda circa l’identità, fra gli adulti il maggior valore in ordine decrescente è il seguente: mi sento italiano (82,8%), veneto (63%), europeo (53,6%), appartenente alla religione (47,3%), alla provincia (33,4%), allo schieramento politico (12,7%). Alle stesse domande i giovani rispondono mediamente con 20 punti percentuali in meno: italiano (62,8%), veneto (48,9%), europeo (33,8%), appartenente alla provincia (26,1%), alla religione (20,3%), allo schieramento politico (11,8%). Diversità appaiono circa l’appartenenza alla professione più accentuata negli adulti e all’età nei giovani. Dai dati disaggregati emerge negli adulti una maggiore identificazione degli uomini con l’Europa e con l’appartenenza politica, nei giovani degli uomini in tutte le voci. Nell’insieme si può notare la buona presenza della identità veneta superiore a quella europea e scarso valore dato alla appartenenza agli schieramenti politici. Uno scarto notevole esiste fra a-dulti e giovani, se si osserva, nell’appartenenza religiosa.
c) Rappresentanza riconosciuta. La crisi più profonda sembra essere quella della rappresentanza di appartenenza riconosciuta: negli adulti si va da un massimo di 34,5% per la Chiesa al minimo del 3,9% per i partiti politici, e nei giovani dal massimo del 13,3% per la Chiesa al minimo del 2,9% per i sindacati. La maggioranza ritiene di non essere rappresentata da alcuno. Una parte degli a-dulti dice di sentirsi rappresentata dalla Chiesa (34,5%), dalle organizzazioni di volontariato (25,5%), dalla Regione (16,2%), dal Comune (14,8%). Per il resto le indicazioni sono tutte nega-tive. I minimi di rappresentanza sono rappresentati per gli adulti dai partiti politici (3,9%) e dai sindacati (5,5%), per i giovani dai sindacati (2,9%) e dal Parlamento (4,1%). Dai dati disaggrega-ti, sia negli adulti che nei giovani, le donne si sentono ancora meno rappresentate degli uomini in tutte le voci indicate dal questionario. Da tali risposte emerge una accentuata soggettività presen-te nella società contemporanea ed insieme un clima generale di sfiducia nei confronti delle istitu-zioni: ci si ritiene poco rappresentati dal Parlamento (adulti 69,4%, giovani 82,1%), dalla Regio-ne (adulti 51,7%, giovani 64%), dal Comune (adulti 44,8%, giovani 68,8%).

Conclusione: quali stili di vita?
Nel concludere l’analisi della ricerca, possiamo dire che il benessere raggiunto ha progressivamente logorato le energie che l’hanno prodotto e favorito una educazione dei giovani orientata prevalen-temente alla fruizione del benessere e, in misura minore, alla competitività. La differenza più mar-cata emersa fra le generazioni riguarda la religione e la cultura, intesa quest’ultima come conoscen-za del passato e della civiltà. Al quadro indicato si aggiunge il superamento dell’autoritarismo del passato, senza una affermazione però dell’autorevolezza delle istituzioni. Emerge in forma negativa il “fai da te”, con una scarsa sensibilità sociale, soprattutto nei giovani. Dall’insieme appare l’indicazione della necessità di un recupero del dialogo sociale fra le generazioni, perché il progres-so si trasformi in sviluppo, alimentandosi alle fonti della civiltà. La crisi maggiore sembra essere presente negli adulti, incapaci di trasmettere, in forma dialogica e serena, quei valori che sono fer-mento dei nuovi stili di vita. Il fatto che da tutti sia riconosciuto al massimo grado il valore della famiglia, anche se con tutta probabilità con interpretazioni diverse, potrebbe indicare da un lato il luogo della crisi attuale, dall’altro il punto forza per il superamento della crisi stessa.