Ricerche

I CITTADINI E L’AMBIENTE

Gli adulti oltre i 50 anni sono una nuova realtà, conseguente al prolungamento della vita in buona salute. Si ritiene necessario conoscerne le attese per individuare il contributo sociale che essi possono offrire. La metodologia tende a convalidare empiricamente delle ipotesi ed implica anzitutto una attenta osservazione del soggetto studiato, il coinvolgimento dei destinatari ed un disegno sotteso: fare emergere la nuova figura dell’anziano, cittadino a tutti gli effetti che vuole essere protagonista della propria vita.

L’indagine 2007 ha riguardato l’ambiente.
Negli ultimi decenni è cresciuta notevolmente in Italia la coscienza ambientale e la consapevolezza di dover risolvere alcuni problemi, se si vuole assicurare a tutti in futuro una qualità soddisfacente della vita. I dibattiti televisivi e gli articoli dei giornali, continuamente pubblicati sul tema, hanno ingenerato la convinzione che il problema ambientale sia insolubile se non supportato da una convinzione generale di tutti, tale da indurre la disponibilità ad affrontare alcune rinunce e a condividere alcune scelte collettive.
Da questo quadro è emersa l’utilità di una ricerca sociologica sul come sono percepiti e vissuti i problemi dell’ambiente dai giovani e dagli adulti del Vicentino. L’Istituto Rezzara, promotore di essa, ha raccolto nei mesi aprile-maggio 2007, 2.866 questionari compilati, 1.668 da adulti e 1.198 da giovani. I dati offrono pertanto la possibilità di un confronto fra due età differenziate, quella giovanile e quella adulta ultracinquantenne. Dall’insieme della ricerca risulta una discreta consapevolezza dei problemi ambientali e un atteggiamento pragmatico, soprattutto nei giovani, sulle soluzioni da prendere e la difficoltà di assumere precise responsabilità individuali, dato un radicato, talora inconscio, presupposto criterio utilitaristico nelle scelte molto diffuso. Il costume tuttavia va modificandosi, soprattutto in forza delle nuove abitudini familiari. Di seguito alcune indicazioni emerse nella ricerca.

1. Degrado dell’ambiente e senso di impotenza.
Il degrado ambientale è sotto gli occhi di tutti ed è accompagnato da un senso di impotenza, perché la questione sembra incontrollabile, sia perché le risposte richiedono interventi mondiali comuni impegnativi, sia perché l’interesse particolare dei singoli sembra prevalere rispetto ai valori. Dalla ricerca emerge la preoccupazione per il degrado continuo dell’ambiente a causa della deforestazione in atto nel mondo, dell’inquinamento dei mari e del buco dell’ozono (dal 94,9% al 91,6%). Si ritengono veri gli appelli dei mass-media, anche se poco approfonditi (56,2%). Le energie tradizionali si stanno esaurendo ed è presente in tutti l’urgenza di investire su energie alternative, soprattutto in quella solare, del vento e dei mari (idrogeno). Non si esclude l’energia atomica, purché utilizzata con precise precauzioni (64,5%), essendo ritenuta fondamentalmente pericolosa (61,5%). Si è d’accordo invece che sui problemi dell’ambiente si debba sviluppare una seria educazione nelle scuole e ancor più nelle abitudini familiari. Bisogna imparare ad evitare gli sprechi e a superare il criterio utilitaristico. Al fondo della questione appare però una sfiducia, conseguente al fatto che nessuno è disposto a sacrificare l’utilità personale per il bene comune (76,6%).

2. Consumo utilitaristico e sociale del territorio.
Il numero alto di abitanti nel Veneto e l’industrializzazione decentrata, hanno portato a una consistente trasformazione del territorio negli ultimi decenni in area urbanizzata. Ciò ha finito per alterare il rapporto ottimale fra aree fabbricate e verde pubblico, in una regione dove non esistono città di ampie proporzioni. Sull’argomento vertevano alcune domande del questionario. Nelle risposte circa l’uso del territorio si ritiene che nuovo e vecchio nelle costruzioni debbano essere ben inseriti nell’ambiente, che è già un valore estetico (87,4%); l’ambiente non è proprietà di nessuno, neppure della nostra generazione. All’urbanizzazione, del tutto spiegabile, si ritiene di dover rispondere con la diffusione dei servizi nelle aree extra urbane, così da evitare in futuro il consumo del territorio, anche se una metà degli interessati non pone limiti alla costruzione di autostrade, rotatorie e fabbriche in zone delimitate. Qualche incertezza è emersa con la risposta “non so”, circa il rapporto sviluppo e ambiente, indicando chiaramente la convinzione che il territorio e il verde vadano salvaguardati, ma non a prezzo della rinuncia dell’innovazione e dello sviluppo. Sulla stessa linea si collocano le risposte relative alle costruzioni nel rispetto dei criteri artistici.

3. Progresso e qualità della vita.
Una preoccupazione generalizzata emerge dalla ricerca sull’ambiente sempre più inquinato e quindi nocivo alla salute. Le risposte riguardano quattro settori specifici, lo smaltimento dei rifiuti, l’inquinamento dell’aria e dell’acqua, lo spreco dell’acqua e i cibi adulterati per le regole del mercato. Circa i rifiuti è generalizzata la convinzione della raccolta differenziata (95,4%). Non si è contrari alla costruzione di inceneritori (78%), pur conservando su di essi riserve, ritenendo impossibile e non auspicabile in ogni caso la moltiplicazione delle discariche. Circa l’inquinamento si attribuisce la responsabilità prioritaria alle fabbriche (95,8%) e al trasporto privato (molto 41,1%, abbastanza 41,8%), al quale però non si vuole rinunciare. Si chiede con decisione che chi inquina sia impegnato a disinquinare. Si auspica l’incremento dell’uso della bicicletta. Il consumo crescente d’acqua è imputato principalmente alle perdite degli acquedotti e solo in parte all’uso in agricoltura e nell’industria. Infine c’è una notevole riserva nei confronti dei cibi transgenici e degli additivi di conservazione. Una metà non è contraria però alle nuove sperimentazioni e giudica abbastanza sicuri i cibi presenti sul mercato. Nel comportamento pratico è ormai comune il controllo sulle etichette della data di scadenza (93,4%), meno quello sugli ingredienti; sono ricercati i cibi genuini e gustosi e più della metà delle risposte dice di usare con cautela i surgelati. Pochi si servono dei precotti.

Conclusioni.
Dalla ricerca emerge chiaramente che l’interesse per l’ambiente è ormai generalizzato nei cittadini di ogni età, non frutto delle denunce dei mass-media, che sono ritenuti incapaci di affrontare seriamente il problema. Sono emerse alcune istanze prioritarie.

I problemi dell’ambiente richiedono scelte politiche coraggiose e conseguenti controlli, data la prassi di degrado raggiunta. I cittadini chiedono tali provvedimenti, anche se non sono disponibili a deleghe in bianco sull’argomento.
Il progresso anche in futuro non può essere ostacolato, ma richiede di essere coniugato con la qualità della vita, la quale rimane il fine.
Il vicentino sembra ancora legato al suo “modello decentrato” di sviluppo e c’è una certa difficoltà ad accettare la concentrazione delle fabbriche nelle zone industriali, forse anche per il moltiplicarsi indiscriminato di esse da parte dei vari comuni.
Carente è emersa la coerenza individuale nei confronti delle acquisizioni in fatto di ambiente, dato che la prassi quotidiana dei cittadini sembra ispirarsi all’utilità e alle comodità immediate. Si ritiene perciò indispensabile una vasta educazione a comportamenti virtuosi, tramite soprattutto la vita familiare e l’insegnamento della scuola. Dalla ricerca sono risultati relativizzati alcuni assiomi assoluti del passato: “no al nucleare”, “no agli inceneritori”, pur permanendo su di essi gravi riserve. Si tratta di considerarli mezzi e non fini e di trovare, nel caso di uso, le necessarie precauzioni.
I problemi dell’inquinamento non possono essere scaricati sulla società e sulla salute dei cittadini. Essi sono un costo che va assunto da chi inquina. Particolare preoccupazione è risultata nei confronti di un mercato che con additivi di conservazione altera la genuinità dei prodotti e con alterazioni genetiche persegue più l’apparenza che il contenuto dei prodotti. Il settore è particolarmente delicato e richiede una vigilanza pubblica, che offra sicure garanzie.