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Ricerche

Luoghi e non luoghi nel comportamento giovanile

(Giuseppe Dal Ferro)

Si ha l’impressione che i giovani vivano un mondo parallelo a quello degli adulti, con collegamenti solo indiretti attraverso la famiglia, nella quale permangono per un tempo prolungato ma della quale molte cose non condividono. Tale intuizione trova conferma in un’analisi del fenomeno di Massimo Livi Bacci secondo il quale i giovani nella società italiana si trovano privati delle loro prerogative (responsabilità, ruolo sociale, valorizzazione lavorativa, possibilità di formare la famiglia che desiderano) e confinati in uno “spazio d’azione” ristretto, nonostante il loro “spazio di vita” appaia dilatato. L’Istituto Rezzara di Vicenza, partendo da questa ipotesi, ha svolto una ricerca sociologica nei mesi di aprile-maggio 2009 per individuare i luoghi e non luoghi giovanili di aggregazione e verificare in tal modo le conseguenze del loro non inserimento sociale e i caratteri del mondo parallelo nel quale vivono. La ricerca si è svolta con una distribuzione di 2.000 questionari con 92 item, di cui 1.881 restituiti, ripartiti nei vari centri della provincia di Vicenza: Arzignano, Asiago, Bassano del Grappa, Thiene, Noventa, Schio, Valdagno, Vicenza. I dati raccolti riguardano il 45,1% uomini e il 54,7% donne, distribuiti fra le varie scuole superiori di cui il 60,1% licei, il 15,8% istituti tecnici e il 24,1% istituti professionali. L’età degli intervistati è risultata così distribuita: 14 anni (5,4%), 15 anni (12,4%), 16
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anni (19,3%), 17 anni (26,2%), 18 anni (24,5%), 19 anni (10,1%), 20 e oltre (2,1%). Trattandosi di un campione casuale il margine di errore medio, nella situazione peggiore, risulta nelle sue varie parti dell’1,5%. Dalla ricerca è emerso chiaramente come i giovani vivano un mondo parallelo, con agganci precari alla famiglia d’origine, non interessati dall’attualità e dall’organizzazione politica, sociale e religiosa della società; si conformino al presente senza molti riferimenti al passato e al futuro, orientati prevalentemente alla ricerca immediata di un certo appagamento e svago. Abbastanza debole è risultata da parte loro la richiesta di luoghi formativi rispetto alle occasioni di incontro esistenziale. Ci si chiede se i non luoghi ricercati dai giovani, quali i pub, i bar e locali simili non siano indicativi di una situazione di parcheggio sociale prolungato subìto, senza responsabilità e senza chiare prospettive per il futuro. Vediamo in dettaglio i dati della ricerca.

1. Luoghi e relazioni privilegiate

Quali discorsi affronti con gli amici
I giovani amano le ore notturne, nelle quali si ritrovano nei pub, nei bar (76,4%) a parlare delle loro cose quali le avventure personali, le esperienze affettive e sessuali e, in secondo ordine, degli argomenti scolastici. Ridotti risultano i discorsi fra loro sullo sport e sul futuro lavorativo. Al margine si colloca l’interesse per l’attualità (28,4%) e per la religione (9,9%). Un terzo di essi frequenta regolarmente le discoteche e un quarto ama girovagare con la macchina o andare al cinema. Non sembra esserci differenza sostanziale fra ragazzi e ragazze. Di giorno invece frequentano la scuola e la famiglia. I ragazzi non dimenticano tuttavia per metà i bar, mentre le ragazze sembrano prediligere la casa e gli ambienti all’aperto. I luoghi formativi, le associazioni, le palestre, i corsi culturali integrativi sono frequentati da un gruppo che non supera il terzo degli intervistati, con una chiara prevalenza femminile e dei frequentanti i licei.

Le relazioni per tutti preferite sono quelle con gli amici, rispetto a quelle dei familiari. A parte i rapporti fra i frequentanti i gruppi sportivi, scarso è l’interesse per l’associazionismo e il volontariato (un quinto di essi).

2. Comportamenti collettivi

Abitudini del gruppo
Che cosa fanno i giovani quando si incontrano? È diffusa l’abitudine di mangiare insieme pizze e panini (65,7%), bere lo spritz (56,4%). Seguono lo sballo del sabato sera , i flirt amorosi. Sono i ragazzi più che le ragazze a praticare lo sballo del sabato sera (ragazzi 51,5%, ragazze 30,1%), con una accentuazione nei frequentanti gli istituti professionali. Una piccola minoranza maschile e con prevalenza degli istituti professionali, arriva a comportamenti devianti e vandalici (4%). I frequentanti i licei amano di più gli scherzi goliardici e quelli degli istituti tecnici lo sport. Nella vita notturna, i giovani affermano unanimemente di ricercare lo svago e il divertimento (oltre il 90%).

3. Occupazione del tempo

Luoghi di notte
A parte lo studio non argomento dell’indagine, fra le occupazioni principali ci sono la musica (79,9%), internet, la televisione, con circa dieci punti percentuali quest’ultima in meno della musica. Seguono a distanza il cinema, privilegiato dalle ragazze, le letture per un terzo degli intervistati, soprattutto se frequentanti i licei. Lo sport, praticato più dai ragazzi e dai frequentanti gli istituti tecnici, è praticato da un terzo. Circa la comunicazione, regna sovrano per tutti il cellulare (91%), con qualche punto in percentuale in più per le ragazze e per i frequentanti gli istituti tecnici, che più degli altri amano anche chattare ed hanno un blog personale. Comunque un terzo dei giovani comunica attraverso il computer ed ha un blog proprio. L’uso di videogame è di circa metà dei ragazzi con una accentuazione per i frequentanti gli istituti professionali.

4. Domande alla società

Non interessati all’attualità, essi chiedono alle amministrazioni comunali per i tre quarti feste notturne (73,7%) e in seconda battuta concerti giovanili. Appena una metà include nelle richieste le biblioteche. Solo una minoranza è interessata ai centri sociali, agli oratori, alle scuole aperte al pomeriggio. Ciò conferma che la notte rimane il tempo privilegiato per i giovani ed è considerata luogo del divertimento.

5. Osservazioni conclusive

Il mondo giovanile, come abbiamo detto, sembra molto staccato da quello adulto dai luoghi frequentati, dalle abitudini e dagli interessi. Esso si costruisce come un mondo parallelo, non interessato alla realtà, alle preoccupazioni e ai valori degli adulti. Non partecipa e non si sente coinvolto dall’organizzazione della società degli adulti e quindi si costruisce un mondo proprio, ispirato al divertimento e allo svago. Il futuro non lo interessa più di tanto. Si anima più alla notte che di giorno, mantiene legami con la famiglia, di cui ha bisogno per vivere, si ritrova nei pub e nei bar a parlare delle proprie avventure personali. I comportamenti devianti non sono ricercati, se non da una piccola parte, eccezione fatta per lo sballo del sabato sera praticato da metà dei maschi intervistati. I giovani non mancano di interessi, di voglia di rapporti e di comunicazioni, che realizzano tramite strumenti privilegiati, come il telefonino e il computer. La religione sembra essere qualche cosa degli adulti e per questo non interessante. La stessa scuola è frequentata senza grandi entusiasmi e difficilmente diventa punto di riferimento.

Ci si chiede se questa situazione, più subita che ricercata, non renda fragile l’identità nei giovani, soprattutto nelle scuole professionali, che maggiormente si confrontano con il mondo del lavoro, mentre tale difficoltà è minore nei ragazzi dei licei, che approfondiscono maggiormente a scuola le radici storico-culturali. L’interrogativo che emerge in tutta la ricerca è se il problema giovanile sia un problema dei giovani o degli adulti e di una società, che non riesce ad interessarli, a coinvolgerli e a farli partecipare.