CENNI DI STORIA DELL’ISTITUZIONE
L’Istituto culturale di scienze sociali “Nicolò Rezzara”, nato per iniziativa delle associazioni cattoliche vicentine, senza etichette confessionali, venne a riempire un vuoto presente nella provincia di Vicenza qual era la riflessione sui problemi sociali, che si presentavano in forma conflittuale in Italia dopo la ricostruzione del Paese. Sembrò urgente allora l’avvio di un’organica formazione della società civile, capace di perseguire lo sviluppo economico ed insieme una società democratica.
Non del tutto con idee chiare e precise, 33 associazioni cattoliche vicentine furono invitate dall’allora delegato vescovile mons. Giovanni Sartori a siglare il primo statuto (13 gennaio 1964). Il “Centro” (così allora era chiamato) precisò meglio la sua fisionomia nei due statuti successivi del 1972 e del 1977, il secondo dei quali finalizzato al riconoscimento giuridico firmato dal Capo dello Stato il 12 marzo 1981 come associazione culturale nella quale, accanto a pochi enti e persone appartenenti ai soci fondatori, figurano molti soci interessati a promuoverne lo sviluppo. La natura giuridica, all’inizio incerta, si precisava in forza delle molteplici iniziative intraprese dal nuovo organismo, fra le quali alcune di grande pregio già avviate qualche anno prima della sua costituzione in seno alla Consulta dell’apostolato dei laici, come i seminari di formazione socio-politica dei giovani, la scuola di giornalismo e i corsi prolungati di preparazione al matrimonio e per genitori. Delle due prime era responsabile don Giuseppe Dal Ferro, dei secondi il prof. Marcello Peretti.
Scelte qualificanti
L’Istituto Rezzara nacque, come abbiamo detto, nel contesto degli anni Sessanta, caratterizzati da una società tumultuosa che si interrogava sul futuro e voleva uscire da una cultura ritenuta accademica e da una società giudicata formale; si ispirava al Concilio Vaticano II, che con fiducia apriva la Chiesa al mondo, interpretandone cristianamente i valori. In questo quadro il nuovo organismo maturò fondamentalmente le sue scelte ideali.
Prima scelta fu quella di uscire dalla cultura accademica per assumere la lettura della società nel suo svolgersi. A Vicenza c’era già la prestigiosa istituzione dell’Accademia Olimpica, con le sue ricche pubblicazioni relative alla civiltà e all’arte di Vicenza e del Veneto. Il Centro internazionale di architettura Andrea Palladio non aveva ancora avviato attività pubbliche e l’Istituto per le ricerche di storia sociale e religiosa di San Rocco non esisteva ancora. Il “Rezzara” scelse l’ambito delle scienze sociali e lo studio della cultura antropologica, coagulando attorno a sé alcuni docenti universitari interessati alle scienze nuove.
Seconda scelta fu quella di uscire da scelte precostituite, ponendo al centro la dignità dell’uomo e facendo riferimento alla società e ai suoi valori. Il Rezzara si configurò come un centro di approfondimento culturale aperto, non confessionale e non partitico, evitando sempre di diventare centro di opinione. Dopo la ricostruzione del Paese si avvertiva il bisogno di progettare una nuova società democratica, capace di rispondere alle esigenze dei cittadini più che alle logiche dello Stato. Questa seconda scelta creò qualche difficoltà nelle stesse associazioni cattoliche, che lo avevano costituito, non essendo direttamente funzionale ai loro bisogni spiccioli, ma aperto alla società; del mondo politico che non poteva utilizzarlo per le urgenze immediate del consenso. Il “Rezzara” ripeteva di essere sorto per far riflettere, per educare le persone e non per diventare un centro di opinione.
Terza scelta fu l’uscita dal provincialismo di un territorio ricco di storia e di civiltà, con lo studio dei problemi internazionali ed europei, estranei allora alla mentalità corrente. Suo impegno era quello di coniugare locale e universale, allargando gli orizzonti ed evitando che questi diventassero fuga utopica. Ecco perché le sue ricerche ieri e oggi privilegiano l’ambito socio-culturale, intendendo con “socio” le dinamiche di sviluppo e di progresso e con “culturale” la continuità storica della civiltà.
Quarta scelta fu quella di intraprendere programmi organici, possibilmente stabili e duraturi nel tempo, non cedendo mai alla provvisorietà. È significativo che il Rezzara abbia conservato nel tempo i filoni di studio originali, aggiungendo nuovi interessi, senza trascurare i primi.
Queste scelte di fondo caratterizzano l’intera storia del “Rezzara” e fanno di esso una istituzione di ricerca continuativa in alcuni settori della vita sociale, indipendente e libera, aperta alla collaborazione, capace di rivedere se stessa nella ricerca della verità, alla luce di quel servizio a “tutto l’uomo e ad ogni uomo” (Paolo VI), assunto come orientamento guida. I filoni di studio si sono articolati in tre momenti: ricerca scientifica, formazione degli operatori e dei formatori, dibattito e divulgazione dei contenuti nella società civile. Sono inoltre stati sostenuti ed arricchiti da una biblioteca specializzata nei settori di studio.
Nato già adulto (primo ventennio)
Ciò che sorprende della storia del Rezzara è costatare come esso si sia presentato fin dall’inizio già preciso nell’avvio di alcuni progetti di studio, ancor oggi presenti. Fra essi ricordiamo i cinque filoni già avviati nei primi sei anni, quattro dei quali delineano ancora la fisionomia dell’Istituto.
I seminari di formazione socio-politica, articolati in due anni con stages residenziali e incontri bimestrali, si sono svolti dal 1961 al 1988. Essi hanno formato allo studio della società e alla responsabilità sociale oltre 800 giovani in provincia. La società democratica aveva bisogno di persone preparate e disponibili ad ogni livello, dal comune alla provincia e allo Stato. Quando la diocesi avviò una propria scuola socio-politica, il Rezzara lasciò tale iniziativa. Dal 1974 al 2000 funzionò il biennio per animatori socio-culturali. Orientò così il suo interesse per i temi dell’animazione della biblioteca e dell’intercultura.
La scuola di giornalismo, sorta ancora prima dell’Ordine dei giornalisti, ha preparato negli anni professionisti dal punto di vista tecnico ed anche nella capacità di leggere la società. Sono oltre 1.500 le persone formate da questa scuola in quarant’anni. L’istituzione, allora una vera rarità non apprezzata dalla stessa categoria, si proponeva la formazione di operatori capaci di promuovere la partecipazione sociale, altro aspetto fondamentale della democrazia. È stata sospesa nel 2003 quando sono sorti nelle Università i corsi di laurea in scienze della comunicazione.
L’interesse per la famiglia si espresse dapprima nei corsi prolungati di preparazione alla famiglia e per genitori e poi con l’istituzione del Consultorio familiare (1966), quando in Italia tale istituzione non era nota, non essendoci ancora la legge istitutiva. Successivamente si avviò un biennio di “pedagogia familiare” per preparare i consulenti della famiglia (dal 1971 al 1991). L’interesse per l’argomento successivamente si è allargato ai temi della vita di relazione con gli annuali simposi e con il potenziamento recente del Consultorio, allargato ai problemi della senescenza e dei giovani.
I Convegni di Recoaro Terme dal 1967 ad oggi sono riusciti a creare una attenzione in Italia per i problemi internazionali, superando la tendenza di rinchiudersi nelle problematiche regionali e nazionali. Questa riflessione, che richiama ancora l’interesse di studiosi di tutta Italia, continua ad avere l’attenzione e la collaborazione della Regione Veneto, dello Stato italiano e della Santa Sede.
Infine il “Rezzara” promosse anche una riflessione sistematica sui documenti del Concilio, che si era appena concluso, e successivamente una scuola biennale di scienze religiose, che ebbe luogo dal 1966 al 1973. Quest’ultima iniziativa fu lasciata non appena sorsero in diocesi le scuole di scienze religiose.
Altre iniziative furono rivolte all’aggiornamento degli insegnanti e alla diffusione culturale in provincia.
Con questi filoni di studio si delinearono subito gli interessi dell’Istituto: scienze sociali (poi animazione sociale, ora intercultura), giornalismo, famiglia, problemi internazionali.
Nei primi vent’anni il Rezzara adeguò progressivamente i propri statuti allo sviluppo delle attività (1964; 1972; 1977) e divenne Istituto culturale di scienze sociali “Nicolò Rezzara” con il riconoscimento giuridico (1981). I presidenti che si alternarono in questi anni furono il prof. Michelangelo Dall’Armellina (1964-1971) e il prof. Guglielmo Cappelletti (1972-1983).
Sviluppo della ricerca e nuovi interessi (secondo ventennio)
Il riconoscimento giuridico, all’inizio degli anni ’80, coincide con il consolidamento delle iniziative del primo ventennio, con il potenziamento della ricerca e con due nuovi interessi, quello delle scienze della senescenza e quello della cultura del territorio. L’attività precedente non fu tralasciata ma potenziata con ricerche e pubblicazioni sul giornalismo, sulla fertilità della coppia, sulla società in profonda evoluzione. Ai bienni precedenti di giornalismo, di animazione socio-culturale, di pedagogia familiare si aggiunsero i corsi sui problemi della fertilità. A questi ambiti si aggiunsero nuovi progetti.
È di questi anni l’impegno, come abbiamo detto, per le scienze della senescenza, sollecitato dall’urgenza di offrire, a una quantità sempre maggiore di persone, modelli di vita consoni al nuovo buon stato di salute prolungato negli anni e stimoli per la ricerca di un nuovo ruolo sociale. Allo studio del problema, avviato con alcuni simposi internazionali di ricerca, seguì l’istituzione dell’Università adulti/anziani, che ebbe una vera esplosione in tutta la provincia, così da raggiungere le attuali 24 Università, collegate in rete del Vicentino, con 3.500 corsisti. La realizzazione del Rezzara avviò ricerche e dibattiti nazionali. L’Università adulti/anziani (1981) del Rezzara è la prima del Veneto. A qualche anno di distanza (1985) Vicenza assunse la direzione della Federazione italiana delle Università della terza età (Federuni). A Vicenza l’attività divenne così vasta che l’Istituto si trovò nella necessità di creare una “Fondazione” autonoma (…), riservando per sé il settore ricerca. Questa si articolò in annuali indagini sociologiche e in approfondimenti multidisciplinari, con i principali specialisti italiani ed esteri.
Secondo nuovo interesse fu lo studio del territorio. Il primo impegno fu lo studio sistematico del Nord-Est, delle sue origini, della sua cultura, delle sue istituzioni, delle differenziazioni presenti in esso. È stata una ricerca prolungatasi dal 1983 al 1994, in collaborazione con le diocesi del Triveneto. Seguirono alcuni seminari interdisciplinari sull’ambiente e la città, realizzati in parte a Venezia e in parte a Vicenza (1988-1995), ed infine dal 1995 in poi, ricerche sulla cultura del territorio vicentino (archeologia industriale, luoghi della solidarietà, cambiamento dell’ambiente, trasformazione del mercato, civiltà della villa, biografie di vicentini da non dimenticare, ecc.).
Come si vede, il Rezzara dagli anni ’80 in poi si caratterizzò come centro di ricerca oltre che di formazione. Sono di ciò testimonianza le continue pubblicazioni (6/8 all’anno), che hanno superato il numero complessivo di 130.
Negli anni ’90 presero forma alcune nuove istituzioni come la scuola della pace (dal 1988 al 1997) e lo studio delle religioni, delle culture e delle civiltà (dal 1987 ad oggi). L’Istituto si aprì inoltre con le sue ricerche a verifiche pubbliche, attraverso convegni, simposi, conferenze, dibattiti. Ricordiamo in particolare i simposi sulla vita di relazione (dal 1985), i cui temi sono particolarmente significativi (adolescenza prolungata, intercultura, fragilità della famiglia, violenza sui bambini, solitudine, povertà nascosta del Nord-Est, percorsi di integrazione, ecc.); i dialoghi internazionali prima con l’America Latina (1979) e poi con i Paesi dell’Est (dal 1998); le conferenze sull’informazione (dal 1993); i dibattiti mensili (1980-2001) ora settimanali in città con i “Venerdì culturali” e nei centri maggiori della provincia con vari interventi. In questo modo l’Istituto favorì la ricaduta delle sue ricerche nel Vicentino e nel Veneto. Negli ultimi dieci anni il Rezzara si è aperto a progetti europei realizzati con partners di varie nazioni, progetti ancora in corso, come Euconet per le competenze multimediali.
I presidenti dagli anni ’80 in poi furono l’avv. Lorenzo Pellizzari (1983-1992), il prof. Giuliano Giorio (1992-1998), il prof. Marino Breganze (dal 1998 al 2004). Motore organizzativo infaticabile e illuminato dal 1971 in poi fu la dott. Maria Vittoria Nodari, presente fin dalle prime attività.
Ultimi anni
Il “Rezzara” negli ultimi anni ha continuato i filoni tradizionali di studio della sua storia, con particolare attenzione all’intercultura, alla democrazia ed alla cittadinanza attiva, all’ecologia, promuovendo in provincia allo scopo ricorrenti forum pubblici di dibattito in collaborazione con le Amministrazioni comunali. Si è caratterizzato inoltre per l’impegno di aprirsi nel territorio collaborando con istituzioni locali e stabilendo collaborazioni con alcune Università, fra le quali la Libera Università Maria S. Assunta (Lumsa) di Roma, con la Pontificia Università Salesiana e con l’Università di Verona. In questo modo ha cercato di consolidare la qualità della sua attività a valenza universitaria. Attuale presidente è il dott. Luciano Righi (dal 2004).
Bilancio e prospettive
I bilanci sono sempre difficili, soprattutto sulle iniziative di cultura, perché il pensiero crea percorsi non controllabili. Ci sembra tuttavia di poter affermare che l’Istituto Rezzara è divenuto significativo con le sue ricerche in Italia negli studi e negli orientamenti relativi alla senescenza attiva e alla formazione degli adulti. Le Università della terza età del nostro Paese seguono con attenzione quanto l’Istituto propone e non raramente le Facoltà di scienze della formazione delle Università fanno uso delle sue pubblicazioni. Interesse nazionale suscitano anche le sue riflessioni sui problemi internazionali, di cui i convegni di Recoaro sono il momento pubblico. A livello veneto e del Nord-Est hanno un certo rilievo i contributi del Rezzara sulla cultura veneta, il suo territorio e sul costume, sul giornalismo e i mass-media, sulla vita di relazione e sull’intercultura. Strumento di prima divulgazione è il mensile “Rezzara Notizie”, ovunque molto apprezzato, e le pubblicazioni (ogni anno 6-7 volumi).
Qualcuno si chiederà quali traguardi l’Istituto si proponga nell’immediato futuro. È convinzione del Rezzara che il tema prioritario del domani sia l’armonizzazione nella società delle culture e la loro integrazione dal basso. L’allargamento dell’Europa da una parte e la presenza dell’immigrazione dall’altra sembrano sottolineare questa urgenza. L’Istituto Rezzara allo scopo ha intrapreso un dialogo culturale con le associazioni economiche e con gli enti locali per sviluppare con loro iniziative di formazione adeguate ai fenomeni di globalizzazione, evitando che essi indeboliscano le culture e i valori ad esse congiunti, e si adopera contemporaneamente per il recupero delle culture locali e dell’identità del passato aprendole al nuovo. Ritiene che, per meglio rispondere alle esigenze formative, sia necessario avviare, nei settori di propria competenza, istituzioni in collaborazione con l’Università, privilegiando le forme “master”. I settori nei quali operare prioritariamente sembrano essere l’educazione degli adulti, il giornalismo, l’intercultura, la cittadinanza attiva, l’ecologia.
Si propone infine di diventare polo di convergenza e di aggregazione dei giovani del Vicentino che desiderano dedicarsi allo studio e alla ricerca ed inserirsi nell’attività universitaria, in modo da ricevere da essi idee e proposte e di aiutarli a porre al vertice del proprio impegno “lo sviluppo di tutto l’uomo e di ogni uomo”, principio da sempre ispiratore dell’Istituto Rezzara.
Giuseppe Dal Ferro